GENERE: indie-pop, british-pop.
PROTAGONISTI: Orlando Weeks (voce), Hugo White (chitarra), Felix White (chitarra, voce), Rupert Jarvis (basso), Sam Doyle (batteria).
SEGNI PARTICOLARI: il gruppo di Brighton è arrivato all’importante prova del terzo album, dopo il buon successo dei due primi lavori e un notevole numero di fan, soprattutto in Gran Bretagna. ‘Given To The Wild’ è stato registrato nei Rockfield Studios in Galles insieme a Tim Goldsworthy (DFA e Mo’Wax) e Bruno Ellingham (LCD Soundsystem, Massive Attack).
INGREDIENTI: per questo album i Maccabees hanno scelto un sound più maestoso, grandioso e complesso come si può sentire già dall’omonimo e cupo intro ‘Given To The Wild’: subito la stampa musicale ha voluto paragonare le loro intenzioni di grandezza a quelle di band come U2 o Coldplay, pensando probabilmente che i ragazzi di Brighton vogliano conquistare una fama planetaria alla pari dei gruppi appena citati; la scelta dei produttori, invece, sembra far pensare ad un avvicinamento alla musica elettronica e dance.
DENSITÀ DI QUALITÀ: a tre anni di distanza dal precedente ‘Wall Of Arms’, il terzo album dei Maccabees, li vede, secondo parte della stampa inglese, come i possibili salvatori dell’indie-rock proveniente dal Regno Unito: può essere questa un’etichetta azzeccata? Ad avviso di chi scrive no. E sì vero che all’interno di questa nuova fatica c’è una notevole varietà di stili: si passa dalla piacevole tranquillità di ‘Heave’, spezzata solo nella seconda parte del pezzo da una batteria insistente, alla velocità di ‘Pelican’, primo ed irresistibile singolo estratto da ‘Given To The Wild’ pieno di straripanti chitarre e, senza dubbio, il brano con un maggiore impatto commerciale di questo lavoro; fino alle emozioni vere e sincere delle delicate ‘Slowly One’ e ‘Grew Up At Midnight’, le due canzoni che chiudono con una sensazione magica l’album. Un altro punto di forza per i Maccabees è la voce del loro frontman Orlando Weeks, che sembra perfetta all’interno dei pezzi più atmosferici. Ci sono, però, anche alcuni punti negativi in ‘Given To The Wild’: ‘Ayla’, ad esempio, unisce fiati, che sembrano essere presi in prestito da una band folk, ad un tentativo di space-rock grandioso a-la-Muse, risultando completamente fuori luogo, mentre ‘Feel To Follow’ presenta una falsa ricerca di una profondità che risulta così banale da sembrare essere scritta da una boy-band di basso stampo degli anni ’90. Bisogna ammettere l’impegno dei Maccabees nel tentativo di un’evoluzione musicale, ma le conclusioni non sono sempre positive, inclusa l’eccessiva lunghezza dell’album (oltre 50 minuti) che risulta appesantire ulteriormente questo lavoro. Non è una totale bocciatura, ma un mezzo passo falso: ‘Given To The Wild’ è un album sufficiente, ma non brilla fino in fondo, vi si trovano picchi di classe e anche pezzi piuttosto deludenti, ma la speranza è che il gruppo di Brighton possa fornire una prova migliore con la quarta fatica.
VELOCITÀ: a momenti alternati, ma spesso la tendenza è volta a non schiacciare troppo il piede sull’acceleratore.
IL TESTO: “How was I to ever / Believe it / It’s never too late, / Until it’s too late, / And I’ve been stranded / And I need something”, dal prossimo singolo ‘Feel To Follow’.
LA DICHIARAZIONE: il chitarrista Felix White a ‘Thesun.co.uk’ sulla registrazione del nuovo album: “Credo che siamo tutti migliorati, sia a suonare i nostri strumenti che a creare un nuovo LP. Questa volta è stato più facile trasportare su nastro il suono che avevamo in mente. Con i primi due album non sapevamo fare di meglio; ‘Wall Of Arms’ non è stato esattamente come volevamo che fosse, mi ricordo di aver pensato che possiamo essere meglio di quello.”
IL SITO: ‘Themaccabees.co.uk’

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