
BAND OF JOY Â @ HMV FORUM, HIGHGATE ROAD, KENTISH TOWN, LONDON .
Set List:
Down To The Sea, Monkey, House of Cards,  Please Read the Letter, Misty Mountain Hop, Rich Woman, Twelve Gates To The City/Wade In The Water, Trouble Don’t Go, All The Kings Horses, Satisfied Mind, Move On Up In Glory, Satan Your Kingdom Must Come Down, Central Two O’ Nine, Houses Of The Holy, Tall Cool One, Over The Hills And Far Away,  Gallows Pole, Encore: Harm’s Swift Way,  Rock and Roll, I Bid You Goodnight.
La stampa inglese del Guardian usa due parole per esprimere l’ultima ricerca creativa di Robert Plant formato live : perverse attitude. La tendenza perversa , piacevolmente perversa, di portare
Gioia a tutto il suo repertorio passato, rinato  e agganciato al carro trionfante del suo dark-psychedelic-country-rock.
L’audience variegato, di tutte le età e dall’entusiasmo contagioso che fa  sorridere spesso robert, ha accolto con grande divertimento  e calore più latino che britannico i brani per cui molti escono di casa a vedere questo nume del rock : Misty Mountain Hop ,divenuta malinconica, nostalgica, con un ironicissimo robert che parla di “ brano che definisce le nostre attività all’aperto “ ( vale a dire, erba in un parco pubblico !), Over the hills and far away ,quasi irriconoscibile rispetto all’originale ( e applauditissima ugualmente )  e suonata dopo innumerevoli anni in Inghilterra e anche Nobody’s fault but mine ,trasformata in un dark blues del Missisippi che sale da una sorta di mondo sotterraneo musicale, esattamente come la nuova satan, your kingdom must fall down .
Le chitarre sono il punto di forza di questa banda della gioia, con le escursioni di buddy in angel dance dei los lobos, , in down to the sea (dal repertorio anni ottanta di plant) e anche in Please read the letter – in  stile Who
Clarksdale ma anche psichedelia, non solo country : House of cards, Central 209 con le sue chitarre acustiche , la  dolce Harms swift way del grande T.Van Zandt, il divertente trip di Angel Dance.
Picchi puramente rock con Tall cool one, dal repertorio solistico di Plant , e Rock & Roll,
inno dei Led Zeppelin, trasformati in favolosi rockabilly anni Cinquanta ,con tanto di torsioni del divertito Robert.
L’atmosfera è davvero unica, con un bel “ah to be in england “ di Robert , visibilmente concentrato all’entrata in scena , ma già  rilassato 3 minuti dopo  e conquistato dagli applausi incessanti e qualche “robert i love you “ ,ai quali ride con gusto .
L’ego di molti suoi coetanei, old peers del rock and roll, è solo un vecchio ricordo, la saggezza e cauta disciplina musicale hanno un loro potere straordinario : quello  dell’intelligenza, di un artista  che al denaro  di un tour di reunion ,noioso e pesante, oppone la scelta rischiosa di percorrere nuove strade, tornando indietro all’era pre zeppelin perfino nel nome della band ( il suo primo gruppo assieme a john bonzo bonham ) ,ma con nuove ricerche di materiali sonori.
UN momento intenso vibra nel secondo brano dei Low, Monkey , oscuro, intenso , in cui lo stile originario un po’ congelante viene toccato dalla consueta passione vocale di plant sostenuto da una grande Patty Griffin , che in questo brano esprime il meglio delle sue corde, e per la prima dal vivo in All the kings Horses, ballata poetica dal testo lirico direttamente dal geniale Mighty rearrenger.
A un certo punto della serata robert si ritira in disparte, e sembra avere il momento epico della sua vita suonando l’armonica e intonando armonie per buddy miller , Darrell Scott e patty griffin , tre icone del country Tennessiano .
In ogni veste,sia lo stile arabico di mighty rearrenger  , il bluegrass etereo di Raising Sand o il dark country di Band of joy, robert plant ,  come l’araba fenice , risorge ogni volta più determinato a esprimere se stesso , il suo gusto , la sua passione.
Quando augura buona notte a capella, si capisce che davvero si tratta di una buonissima notte.
Sarà interessante  ascoltare più materiale dal nuovo album da gennaio 2011, mese del tour mondiale. Brani come Silver Rider , che già si sono insinuati in america nelle primissime date 2010, non chiedono altro che di essere suonati lives .
Alla fine si sorride all’idea che robert in una canzone del suo band of joy aveva già dichiarato i suoi intenti : all the money in the world can’t buy me love.
Nessun ingaggio miliardario possono comprarlo ,lui suona ciò che ama dall’età di 17 anni assumendosi i rischi , sempre, dell’abbandono di un marchio celebre o di facili glorie  e, soprattutto, di facili applausi. Un uomo che non vive per comprare il suo pubblico è un uomo praticamente libero, prima che un grande artista.
Roby Gui.
Nota dell’autore –
Personalmente, posso dire che è stato divertente quando mi ha  riconosciuta in prima fila, proprio nel fortunato posto alla sua destra, e mi ha ripetutamente salutata con sorrisi che sembravano dire : “ehi vedi? Sono tornato , eccoti qua “.
Me l’aveva detto a Londra , lo scorso dicembre, che presto l’avrei rivisto ma che aveva cambiato scelte, non più all moroccan stuff, ma tennessee , guardandomi con un sorriso sornione  mentre mi offriva da bere in un mini club dove per caso è comparso all’orizzonte, come a dire : ne ho combinata un’altra !,
Scorribande e gioia, non potrei essere più felice per lui  ma anche per me. Mentre scrivo, ho in sottofondo band of joy che si può ascoltare per intero sul suo sito ufficiale a una settimana dall’uscita mondiale . E’ davvero un gran disco, variegato, come se questa band fosse al nostro caminetto , in tutta intimità , e ci provocasse le orecchie con sfide continue.
Che altro dire? I  detrattori dell’ “ha tradito l’hard rock “ hanno  davvero una fantasia così scarsa e un’ossessione così insana per un passato che non può tornare ,se non annacquato a fini marketing, da commentarsi da soli. Meno male Robert Plant è più brillante di questi cinquantenni nostalgici che , come ama ripetere, vorrebbero da lui un valium musicale , alla ricerca della band perduta.
Buon ascolto, gioiosi amanti della musica !
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