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Alien on Acid said in luglio 31st, 2010 at 01:35

HELIOCENTRICS
Lloyd Miller & Heliocentrics
Strut Records
Oltre alla musica, è l’attitudine degli Heliocentrics a persuadere e conquistare. La loro curiosità, quel desiderio di incrociare gli strumenti con altri artisti di genio per vedere cosa ne salta fuori, di osare e dialogare attraverso ciò che meglio sanno fare e cioè la musica. Dopo le session dello scorso anno col maestro Mulatu Astatke eccoli oggi a collaborare con Lloyd Miller, figura meno conosciuta di strumentista ed etnomusicologo contraddistinto tanto dalla schiettezza e saldezza delle opinioni quanto dall’amore per il jazz. Esattamente questo il terreno sul quale avviene l’incontro, benché la parola definisca territori talmente ampi da aver smarrito i confini a furia di fusioni non sempre felici.
Come altrove si fa con un rock altrettanto onnicomprensivo e qui stilisticamente assente, in questa cinquantina di minuti ci si volge agli anni Settanta in modo mai calligrafico, raccogliendo l’esempio della contaminazione senza approdare su lande free (tutt’al più cimentandosi con la “street poetry“ in Lloyd Lets Loose), mantenendo un’umanità delle forme e una classicità di respiro possibili solo in coloro che della materia maneggiano perfettamente vicende e regole.
Spirituale e vibrante, il disco suona allora classico però affatto ingessato, che allestisca impeccabili tappeti percussivi percorsi da un arcano senso di mistero (Charhargah, Sundra Sunset) o proponga incastri tra pianoforte e ritmica swinganti e al contempo esotici (eloquente Spirit Jazz, tesa Modality); che sorprenda con saggi di minimalismo colto (Salendro, il fenomenale pastiche post-gamelan che John Fahey adorerebbe Bali Bronze) o si appropri di un’idea autenticamente cosmopolita del folk (Latin è quel che il titolo promette, Rain Dance si tuffa nel Gange). Per un risultato che, pur non avvicinandosi all’irripetibile meraviglia concepita con Astatke, possiede il non indifferente pregio di guardare da tutt’altra parte. Anzi: non cercandone improbabili repliche, testimonia per l’ennesima volta l’onestà intellettuale degli Eliocentrici.
(7.2/10)
http://www.sentireascoltare.com/recensione/7322/lloyd-miller-&-heliocentrics–lloyd-miller-&-helio.html

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Alien on Acid said in luglio 31st, 2010 at 01:35

adovo qvesto cd 😛

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Alien on Acid said in luglio 31st, 2010 at 01:37

per dire che quella di delrock è una recensione del cazzo

Strut’s latest pairs legendary jazzman Lloyd Miller with the perenially popular Heliocentrics, whose reputation only seems to get bigger following acclaim for their work with Mulatu Astatke. Their partner here, the enigmatic ethnomusicologist Lloyd Miller is a very interesting character; after moving to Iran as a budding jazz man with his parents during the ’50s, he would study Persian music intently, mastering a number of mid-eastern instruments and styles. In the ’70s he presented a music show on Iranian TV and more recently had his seminal ‘Oriental Jazz’ works reissued on Jazzman. A widespread renewed interest in more exotic forms of jazz lead to this collaboration, featuring the Heliocentrics at their fluid, intuitive, and spiritual best under the command of Miller, creating a freeform mix of Eastern arrangements, jazz and angular psychedelics including a new version of his classic ‘Massom’ and the cinematic ‘Electricone’. Hypnotic, modal, marvelous!

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Alien on Acid said in luglio 31st, 2010 at 09:29

scopiazzata oltre tutto

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