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Alien on Acid said in maggio 21st, 2009 at 22:20

Andrea D’Addato, è quello che al concerto degli Animal Collective, cronometrava e controllava che la durata dei pezzi eseguiti, coincedesse con quelli dell’album e si lagnava pure perchè eran più lunghi nell’esecuzione live? E’ sempre quel genio lì?

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B16 said in maggio 21st, 2009 at 22:54

ho letto la recensione senza leggere l’autore… domenica verifico se stavolta c’ha preso o almeno c’è andato vicino… da auerbach comunque mi aspetto belle cose! grazie buzz per averla postata…

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B16 said in maggio 21st, 2009 at 22:55

DIN DON DAAAAN!

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buzzandmusic said in maggio 22nd, 2009 at 09:15

dovrebb essere lo stesso giornalista si,ora aspettiamo che il responso di b16:-))mi fido di piu’,keep on rocking:-)

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B16 said in maggio 24th, 2009 at 23:54

Dan Auerbach – Live at Melkweg, Amsterdam 24.05.2009

01. Trouble weighs a ton
02. I Want Some More
03. The Prowl
04. When I left the room
05. My last mistake
06. Mean Monsoon
07. Oh Carol (Rockin Horse)
08. Real Desire
09. Money And Trouble
10. Street Walkin
11. When the night comes
12. Whispered words
13. Heartbroken, in disrepair
14. Keep it hid
15. Inside Lookin Out (The Animals)

16. Goin home
17. Hidden Charms (Willie Dixon)

Auerbach inzia il suo show accompagnato solo dalla propria chitarra: Trouble weighs a ton è l’incipit di una performance corale che vede la band di supporto, i Fast Five, trasformarsi in un trampolino di lancio ideale per le doti del musicista di Akron, Ohio.
Doppio batterista più percussioni, tastiera, basso e seconda chitarra, aria da giovani fuorilegge scappati da una comune hippy e senso ritmico prodigioso: I want some more è immediatamente trascinante, sostenuta da una sezione ritmica possente e ipnotizzata dal pezzo. Il suono del gruppo riempie l’Oude Zaal del Melkweg di blues eccitati dal feedback. When I left the room diventa avvolgente grazie alle distorsioni di Dan, un po’ più svagato nella successiva My last mistake, che libera la band in una selvaggia coda rock n roll. L’ideale preludio ad una infuocata Street Walkin è il crescendo di pezzi che va da una torbida Mean Monsoon alla disincantata Money And Trouble. Dopo aver scosso il pubblico a forza di assoli devastanti buttati su crescendo costruiti con poche note e precisione marziale alle percussioni (The Prowl, Oh Carol, Real Desire), Dan si concede un momento più intimo sulle note di When the night comes e Whispered Words. Il finale di quest’ultima riaccende i Fast Five sino a trasformarsi nel blues esaltato dai riverberi di Heartbroken, in disrepair. Gli applausi a scena aperta non si interrompono nemmeno per le successive Keep it hid e Inside Lookin Out: pubblico in ammirazione e Auerbach sempre più carismatico alla voce mentre una pioggia di note esce costantemente dalla sua chitarra a dirigere la furia dei Fast Five.
Attimi di commozione nei bis: la data di Amsterdam chiude il tour europeo e Going Home è il tributo che Dan regala all’ennesimo viaggio, con solo l’elettricità della sua chitarra a supporto. Esplosioni finali sulle note di Hidden Charms, con tutto il gruppo scatenato in un liberatorio rock n roll a briglie sciolte. La lezione su cui Auerbach fonda la propria musica non è certo nuova, ma fa così parte di lui da rendere il suo show avvincente, una festosa celebrazione rock blues capace anche di esaltare, seppur di rimando, il grande lavoro svolto negli anni con Patrick Carney nei Black Keys.

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