Campovolo, o meglio l’Aeroporto di Reggio Emilia, è ormai diventato una seconda casa per Luciano Ligabue e tutti i suoi fans.
Dopo gli oceanici concerti (e relativi problemi di audio e traffico), ovviamente ci si deve tirar fuori un cd dal vivo, un dvd o un film. Meglio (per le tasche del Liga) se tutti e tre contemporaneamente.
Ecco così che la versione più recente del disco live, Campovolo 2.011, uscita a Novembre ha già regalato un altro platino al “rocker” di Correggio.
Questo mastodontico album – tre CD per oltre due ore di canzoni – oltre a celebrare la carriera del cantautore, inserisce tre inediti in studio, uno per disco.
Se il primo, Ora e allora, ha già contribuito al traino commerciale, è uscito da pochi giorni il secondo inedito da studio, M’abituerò.
Lo stampo ovviamente è riconoscibilissimo, con la classica struttura-canzone ipercollaudata e pensata per la potenza che le millemila chitarre di supporto sprigioneranno alla prima riproposizione in uno stadio.
I suoni dell’intro, che strizzano l’occhio all’alternative anni ’90, saranno presto riconosciuti facilmente anche dal vivo dalle legioni di Ligafans, prima che la ruvida voce cominci a raccontare la sua storia di pene amorose.
Sì perchè Ligabue, abbandonati gli scenari da Bar Mario e i messaggi universali contro il sistema, si dedica ancora all’introspezione, o meglio alle proprie avventure sentimentali finite male, che fanno guardare indietro con nostalgia.
Il tutto in un contesto aggressivo ma fondamentalmente inoffensivo, se, come canta Luciano con – diciamolo – poca verve e voglia da 50enne milionario, “ci si abituerà”.
Insomma, il ritorno amaro alla solitaria normalità, argomento perfetto per l’uditorio universale degli amanti del Liga, viene analizzato di sottecchi, calato nella classica formula di pezzaccio rock al lambrusco, e restituito al comune vivere senza troppo pathos dall’ex cantore dei borghi emiliani. Dai Luciano, anche questa è andata… (musicsite)
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