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B16 said in 2 Dicembre, 2010 at 19:59

JOE STRUMMER: THE FUTURE IS UNWRITTEN
(USA 2007)
di J. Temple

Julian Temple raduna attorno ad un falò amici e celebrità adoranti, compagni di band e compagne di vita per ricordare Joe Strummer, indimenticato leader dei Clash.
The Future is unwritten è accompagnato dalla voce dello stesso Strummer, vecchie interviste e registrazioni per il programma radio della BBC London Calling, capace di raggiungere negli anni novanta i quaranta milioni di ascoltatori in tutto il globo.
Joe proponeva la musica che attraversò trasversalmente il suo universo personale, un’esplosione di suoni e influenze etniche evidente sin dalla Police and Thieves prodotta da Scratch Lee Perry per il debutto discografico dei Clash nel 1977.
Blues e rock a contatto con reggae e dub, punk e ska e poi ancora deviazioni jazz ed elettroniche.
Il suono della band inglese era in mutamento continuo e Strummer ne fu il geniale artefice ed interprete al pari del fondamentale Mick Jones.
Il parallelo che Temple azzarda in The future is unwritten è pericoloso, in tutti i sensi. Non certo per le dichiarazioni emozionate e malinconiche di tutti gli intervistati o per l’atmosfera evocativa del grande fuoco che nasconde la notte New York.
E nemmeno per le citazioni devianti di 1984, La fattoria degli animali, If…, The Prisoner e quant’altro, montate ad arte con i fumetti di Strummer ed il racconto della sua infanzia e gioventù.
Il futuro leader dei Clash è un personaggio a sé stante, ribelle e carismatico per nascita. Passa con facilità dalla morente scena hippy a quella neonata e disperata del Punk inglese, sfruttando la sua fama di entertainer nei club londinesi e la scia destabilizzante dei Sex Pistols.Incarna in questo modo, con il primo contratto discografico e l’incontro con Jones e Simenon, il suo sogno d’un tempo, divenire una rockstar a tutti gli effetti. Il desiderio nacque per ammissione dello stesso Strummer quando irruppe nella sua vita il suono dei Rolling Stones.
Abbastanza incazzati e cattivi, oltraggiosi e con una lista di concerti sospesi per disordini già nel 1963 da risultare l’unica scelta possibile per Joe: ecco Richards ad imitare Berry, Jagger e Jones a scatenare il pubblico in sala e la polizia…
Il tema ritorna più volte… tanto nei concerti dei Clash quanto nelle dichiarazioni: il non volere ripetere gli errori degli Stones e l’esserne coscienti è un monito datato 1979, ma non ascoltato dalla band inglese.
[Alla fine degli anni settanta Jagger e Richards sembravano aver rotto definitivamente la loro collaborazione e lo scioglimento del gruppo era una voce ricorrente.
Dopo anni di litigi Keith e Mick decisero saggiamente di rimanere uniti, anche senza parlarsi nei primi anni dopo le diatribe che avevano dato per spacciato il gruppo: un seguito quasi impossibile da immaginare ai tempi]
I Clash non volevano per sè un futuro da miliardari separati in casa uniti solo da un giocattolo destinato a rompersi. Il successo planetario e la conquista dell’America che seguirono alla pubblicazione di Sandinista! li portò invece decisamente su questa rotta.
La frattura tra band e pubblico è evidenziata da Temple con uno stralcio d’intervista ad una ragazza durante un concerto che paragona i Clash proprio ai Rolling Stones (“Punk? No, they’re not punk, they’re like the Stones!!!).
Rockstar. Andy Warhol scattava Polaroid davanti a loro…
Il gruppo sentì l’integrità punk che li contraddistinse vacillare, nonostante la descrizione dei disastri della politica mondiale e le denunce contenute in album coraggioso e sperimentale come Sandinista!.
Le diatribe furono insanabili tanto da registrare una versione finale tutta da dimenticare con Strummer a fare la caricatura di sé stesso. Era solo il 1985.
La scalata iniziò nel 1977. Prima il pubblico di nicchia, poi nel 1979 l’Inghilterra intera. Gli States invasi nel 1980 e dominati nel 1982 al ritmo di Rock the Casbah: White Riot un urlo d’appena cinque anni prima.
Una vampata più lunga e profonda di quella lanciata dai Sex Pistols, destinata ad ampliarsi sino a dimenticare le proprie origini e a fondersi non più con il genere d’appartenenza, ma con il nome della band.
Lo testimoniano più di altre le parole di Bono che li vide in Irlanda quando era un ragazzino e fu sconvolto dalla loro energia incendiaria, dai testi che incitavano alla rivolta e all’antifascismo alla violenza di un set interminabile. Il leader degli U2 è in buona compagnia: tra gli altri amici di Joe si distinguono Jim Jarmush, Matt Dillon, Johnny Depp, Anthony Kiedis, Flea oltre agli ex compagni Topper Headon e Mick Jones.
I ricordi inevitabilmente s’intrecciano alle immagini di performance memorabili ed interviste sino a divenire una cronaca della vita di Strummer dopo lo scioglimento della band: lo sbandamento iniziale, un ritrovato piacere di suonare dal vivo ed una nuova vita con i Los Mescaleros.
Negli anni novanta di Strummer oltre all’attività con la nuova band e i già citati e fedelmente riportati programmi radiofonici ci fu anche spazio per un’improvvisata reunion: un concerto di beneficenza per i pompieri di Londra con Mick Jones a sorpresa sul palco per una versione al calor bianco di White Riot. La gioia di entrambi è palpabile, ma non avrà seguito. Una malformazione cardiaca congenita e non diagnosticata colpirà Strummer un mese dopo sorprendendo tutti.
Temple firma un racconto ad alto contenuto emozionale, rabbioso e vibrante.L’indefinibile evoluzione musicale dei Clash e la vita del loro leader non potrebbe essere descritta in modo più appropriato, con cuore e fuoco sempre in primo piano.

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