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B16 said in luglio 17th, 2010 at 15:29

GRANDI RATM! e arrivano i Wilco… BUONA SARDEGNA BUZZ!

Wilco are set to begin recording their new album later this month.

The follow-up to 2009’s ‘Wilco (The Album)’, frontman Jeff Tweedy revealed that as soon as the group have some time off they will head into the studio.

“We’re getting into the studio later this month to start recording the next Wilco record,” Tweedy said in an interview with
Billboard.com. “The way we’ve been touring the past year, there’s been a dividing line between one record and the next as there ever had been because we’ve been touring so intensively and we haven’t been able to do any recording on the side. But this is usually the way we seem to work when we have downtime, we generally spend it in the studio.”

The band’s first studio effort since leaving their record label Nonesuch, Tweedy revealed that the group are still unsure how they will release the LP, although did speak favourably about Radiohead’s pay-what-you-want release of ‘In Rainbows’.

“I know some of the guys in Radiohead and talk to them, but our manager pays more attention to the[ir] business models than I do,” he admitted. “When Radiohead streamed their album and let people pay what they wanted, I thought that was similar to what we had been doing for years, but we didn’t take the money because we were on a major at the time; we ended up giving the money to charity.”

He added: “Everyone made a big deal of it, but it seemed like such a no-brainer to me. The record is going to leak anyway and people are going to download it at some point before it comes out, [that] you might as well make something rather than make nothing.”

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B16 said in luglio 18th, 2010 at 11:31

oh my god rollingstone italia ha forse pubblicato un’intervista degna di questa nome…. tra l’altro ai morning benders!

Il nuovo album dei Morning Benders, Big Echo, è già imprescindibile per i molti fan della scena californiana degli ultimi anni, un bignami di sonorità che raccoglie in 10 tracce purissimo distillato di storia della musica surf, folk e soprattutto pop della Baia di San Francisco – loro che sono nati proprio in California. Da quando poi è arrivato un ottimo buzz dalla rete, con tutte quelle recensioni da luccichìo agli occhi (buon esempio quella di Pitchfork) la strada sembra essere già spianata. I blabaismi assortiti però, nella testa di Chris Chu, stanno a zero e quel che conta, al momento, è suonare. Un mantra, un pensiero fisso, perché i commenti negativi scivolano via come acqua fresca.

Va detto che i Morning Benders non sono una band da un colpo al cerchio o una alla botte. Piacciono? Bene. Non piacciono? Tanti saluti. Ma al loro frontman poco importa di quel che succede là fuori.
Quando ne parlo con lui al telefono, Chris è seduto al bancone di un pub a Manhattan, è rilassato, sembra essere tutto tranne che su di giri, si coglie una certa umiltà (o forse la stanchezza per la serata binge della sera precedente) nel tono di voce, lui che forse ha già capito che per arrivare lontano è buona cosa stare il più possibile coi piedi per terra. “Sembra che le cose vadano per il meglio” racconta Chris, “nell’ultimo anno non ci siamo mai fermati, avevamo tantissime date in giro per gli USA. Il disco è piaciuto, la gente viene ai concerti. Cosa possiamo chiedere di più?”.

Semplicemente ottima musica quindi in Big Echo, dieci bei pezzi in cui la prodozione di Chris Taylor dei Grizzly Bear si sente, eccome, con quegli arrangiamenti apprentemente minimal, quegli archi folli che molti vorrebbero perchè fa figo. Un abbraccio vitale e tutt’altro che soffocante quello di Taylor ai Benders quindi, che ha aperto gli orizzonti jangle e infantilistici del primo disco Talking Through Tin Cans ai fantastici spazi aperti da cotal esploratore della musica.

Ho saputo che vi siete trasferiti da San Francisco per andare a vivere NYC. Come mai questa decisione?
“Attualmente non viviamo da nessuna parte, siamo nomadi per la nazione. Abbiamo vissuto a New York a gennaio e a febbraio di quest’anno, ma ora direi che siamo probabilmente più on the road di Kerouac”.

C’è una città degli stati uniti in cui vi piacerebbe andare a vivere quando sarete cresciuti?
“Non ho ancora pensato così avanti in realtà, anche se al momento vogliamo stare a New York, anche se non so se vorrò invecchiare qua con moglie e crescere i miei figli nella Grande Mela. A New York si respira un’atmosfera particolare, mi mette di buon umore svegliarmi qua la mattina”.

Considerando che Big Echo è davvero un buon album, cos’è successo per far cambiare il vostro modo di comporre così in meglio? Centra forse Chris Taylor?
“Partiamo dal fatto che tutti noi volevamo scrvere un disco migliore, un upgrade palpabile di Talking Through Tin Cans. Per questo motivo ho deciso in primo logo di comporre pezzi del tutto diversi. La svolta è avvenuta in studio di registrazione: lì siamo riusciti ad avere il pieno controllo della stumentazione che avevamo a disposizione e siamo riusciti a far esplodere le canzoni, il che è un grosso cambiamento visto che il primo album è stato registrato con mezzi di fortuna. Quindi abbiamo studiato l’atmosfera da dare ad ogni singolo pezzo, per rendere ciascun brano un piccolo mondo a sè stante. Per la prima volta poi sono arrivato in studio con tutti i pezzi pronti, sia nei testi che nelle melodie, e questo ha agevolato ancora di più il lavoro in studio. Questa la più grossa differenza rispetto al passato”.
Non mancano in Big Echo riferimenti musicali espliciti alla terra da cui provenite, che ha dato i natali a molte band cosiddette seminali come, ad esempio, i Beach Boys.
“Sì, il sound degli anni sessanta, che possa essere garage o surf, per me significa parecchio. E’ la musica con cui sono cresciuto, come sono per me necessari i Beatles o Neil Young. Le sonorità a cui ti riferisci sono semplicemente una parte del puzzle di Big Echo, ci sono moltissimi riferimenti agli anni settanta e ottanta. Per questo motivo abbiamo deciso di intitolare il disco Big Echo, si ascolta e si diffonde allo stesso tempo”.

Sei un collezionista di album, hai tutta la discografia di Bob Dylan e di tanti altri ancora. Quale supporto fisico preferisci? Sei un purista del vinile o ti butti anche su supporti più moderni?
” E’ vero, ho molti CD e molti vinili. Principalmente CD, perché quando ero più piccolo andava quello. Ho tutta la discografia di Dylan perché ascoltando un disco mi ci sono innamorato. E ora li ho tutti, in parte anche in edizione originale. Lo stesso discorso vale per Neil Young”.

Invece, sull’IPod, si ascolta un po’ di tutto. C’è una canzone o un’artista che ti vergogni di citare fra i tuoi perché considerato trash ma che tu ami alla follia?
” Eheheh… no non mi imbarazza nulla in realtà. In realtà credo che le persone sarebbero sorprese di sapere che sull’ iPod ho tantissima musica R’n’B, come R.kelly D’Angelo a Boyz 2 Man. Mi piace quel che fanno”.

Sì, in effetti stupisce un po’ anche me. Tornando all’album, sembra che lavorare con Chris Taylor ultimamente abbia cambiato la vita artistica di molti che hanno avuto modo di lavorarci assieme. Tu cosa ne pensi?
“All’inizio ero spaventato a lavorare con chiunque, non mi era mai capitato. Per fortuna ci conoscevamo già e la cosa m è piaciuta parecchio. In realtà moltissime delle canzoni erano già scritte tempo prima che lui ci mettesse mano. Io avevo già registrato praticamente tutto a San Francisco prima che Chris fosse disponibile, e quel che devo a Chris è l’ottimo missaggio di Big Echo che ha reso i pezzi più dinamici e l’averci chiarito le idee su quel che stavamo facendo”

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B16 said in luglio 18th, 2010 at 14:01

‘l’ottimo buzz dalla rete’ citato su rollingstone e’ ovviamente riferito al nostro…

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Generale Lee said in luglio 18th, 2010 at 14:19

….per dirla con gli U2:
…”get on your….buzz!!”

AUGH!

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