Goodbike
Tetes de Bois
Voto: 3 STELLE
Casa discografica: Ala Bianca
Anno: 2010
“La bicicletta ha la velocità del cervello, attraversa il mondo, l’assorbe e mette in memoria. La bicicletta è moderna e antica. La bicicletta è sole e acqua, profumo e puzza, sudore e ghiaccio, amore e addio, lavoro e vacanza.”
Andrea Satta presenta così, con il solito entusiasmo, l’ultimo lavoro suo e dei Tetes de Bois dedicato alla bicicletta. E’ una bella idea romantica e commercialmente rischiosa (auguri), che i Tetes sviluppano con armi note: passione, attenzione ai dettagli, gusto del collage e coinvolgimento di tanti amici, da giornalisti sportivi a sociologhi, dall’astrofisica Margherita Hack all’ex commissario tecnico Alfredo Martini.
Divise fra “epica del ciclismo”, “esplorazione e impegno sociale”, “dimensione infantile del gioco” e “amore”, le canzoni hanno il gusto delicato e vintage della musica Tetes, con educati arpeggi di chitarra e i timbri chiari della tromba a sostenere le pacate narrazioni di Satta. Militant A degli Assalti frontali mette un po’ di fuoco nel brano d’apertura, dedicato all’unica donna ciclista della storia del Giro, Alfonsina Strada, ma poi prevale un clima più tiepido e anche sdolcinato, a tratti per fortuna anche ironico, nell’alternarsi di pezzi nuovi e di recuperi (Coppi di Gino Paoli, La bicicletta dal repertorio di Yves Montand). Svetta su tutto, è il caso di dirlo, la giocosa fanfara di Le bal des cols, con una lunga litania di nomi delle montagne del Tour de France introdotte dal vocione-con-megafono di Gianni Mura.
Ci hanno fatto la grazia di evitare Bartali, il tormentone che sempre si cita in questi casi. Be’, non del tutto però, perchè risuona in sottofondo dell’ultima traccia, Goodbike Extra, dove in primo piano sono le voci di alcuni degli amici che dicevamo, in libera pedalata di ricordi e commenti per una buona ventina di minuti. Noioso Chris Carlsson (perché tutto quello spazio?) ma irresistibile Alfredo Martini, che con la sua parlata toscana da sciogliere il cuore racconta di anni e mondi perduti, quando la bici era totem e sogno puro, prima metà del Novecento, cioè un milione di anni fa.
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