Il Festival Blues di Piacenza, si è consolidato negli anni come uno dei più seri festival blues in Italia, grazie ad una oculata scelta degli artisti da proporre, noti e meno noti, ma sempre con particolare attenzione alla qualità . Nel corso delle ultime edizioni il festival ha saputo anche rinnovarsi con il binomio Festival Blues / Festival del Noir, promovuendo numerosi eventi ed incontri con autori di questo genere letterario, i cui temi spesso trovano affinità con le atmosfere di alcuni blues, specialmente quelli più vicini alla tradizione. Inoltre dal punto di vista musicale c’è stata un’apertura anche ad artisti di “roots music” americana, ma senza mai scendere a compromessi commerciali per fare cassa.
Quest’anno il cartellone prevedeva come sempre alcuni tra i più validi musicisti italiani quali Francesco Piu, Folk’s Wagon, Chicken Mambo, mentre tra gli stranieri si sono esibiti Kasey Lansdale, Kevin Welch, Harrison Kennedy, Guy Davis & Professor Louie e per la serata finale Ana Popovic. L’artista di Belgrado chiude la sesta edizione che si è svolta nella suggestiva cornice della Rocca Farnese di Piacenza, senza opening act, quindi con l’implicita incoronazione quale headliner del festival. La Popovic si presenta con la sua band, atttualmente composta dal fiorentino Michele Papadia all”organo Hammond e al piano, l’olandese Roland Jonker al basso e il francese Stéphane Avellaneda alla batteria.
Smarcata l’iniziale Wrong Woman pop rock ruffiano ideale per le college radio americane, si passa subito a fare sul serio col rock blues che contraddistingue questa artista che si è conquistata sui palchi in giro per il mondo una buona reputazione tra bluesmen affermati, oltre che un crescente seguito di pubblico. Ana Popovic è dotata sia di una bella voce, penalizzata qui un paio di volte con errori dal banco mixer, che di ottima padronanza tecnica alla sua Fender Stratocaster, con la quale suona torridi blues di stampo texano, qui omaggiato con alcune cover dei suoi ispiratori principali, T-Bone Walker con T-Bone Shuffle e The Hustle Is On e Stevie Ray Vaughan con Long Way From Home. Quando si consente di calare il ritmo delle note, dimostra che ci sa fare alla grande con gli slow Navajo Moon, ma sarà anche per il il ritmo muscolare della band, che ai rock blues si alternano dei micidiali funky Change my mind, supportati ottimamente dall’istrionico bassista. Nella seconda parte del concerto c’è maggiore spazio anche per tutta l’esperienza ed il groove di Michele Papadia (infinite le le sua collaborazioni jazz e r’n’b italiane ed internazionali) che all’hammod dispensa vibranti emozioni, tanto quanto la chitarra della Popovic. Gran finale con quello che mi sembra il pezzo migliore dell’ultimo album Blind for love (2009) quel Putting Out the APB che ci porta su umori più vicini ai suoni Stax / Motown e la conclusiva Hold On. Due ore di sanguingno rock blues venato di funky, per una blues woman di razza, che ha comunque ulteriori margini di crescita in termini di personalità .
Scaletta:
Wrong Woman // Is This Everything There Is // T-Bone Shuffle // Hungry // Blues For M // Recall The Days // Change My Mind // Doubt Everyone But Me // Steal Me Away // Nothing Personal // The Hustle Is On // The Only Reason // Long Way From Home // Navajo Moon // Putting Out The APB // Hold On
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