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melo said in 16 Marzo, 2009 at 14:10

nell’ultimo post di Marinella ti ho fatto un Omaggio? sugli UUUUUHHHHHHHHHHHHHH Duuuuuuuuuuue!
Saluto i tuoi.Salutami i miei.Led zeppelling….grandi innovatori e musicisti….

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melo said in 16 Marzo, 2009 at 14:11

nell’ultimo post di Marinella ti ho fatto un Omaggio? sugli UUUUUHHHHHHHHHHHHHH Duuuuuuuuuuue!
Saluto i tuoi.Salutami i miei.Led Zeppellin….grandi innovatori e musicisti….la g…..non gentra

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Alien on Acid said in 16 Marzo, 2009 at 15:00

Introducing Jack White: Drummer! (Mojo Magazine)

WHEN MOJO RECEIVED an invite to a small, exclusive party thrown by Jack White in Nashville, to celebrate the relaunch of his own-label Third Man Records, we got straight on a plane to Tennessee. The band booked to play it was unmissable: a brand new four-piece named The Dead Weather, whom Jack recently signed to Third Man and whose upcoming debut Horehound (due June) he produced. A band consisting of Alison Mosshart of The Kills on lead vocals, Dean Fertita of Queens Of The Stone Age on guitar/keyboards and Jack Lawrence of The Raconteurs on bass. And, on drums and backing vocals, Jack White.. Tonight, in the soundstage rehearsal studio of the just-completed Third Man GHQ, White’s latest new band are playing live before an audience for the very first time.

“How do you like my new home away from home?” says Jack, welcoming the MOJO and the other 149 invitees – friends and family mostly, including Meg White, Sheryl Crow, country singer Martina McBride, plus 30 lucky fans who won tickets through a messageboard – to what he calls his “bear cave”. It’s an impressive place – a formerly nondescript building in an industrial neighbourhood of Nashville that White redesigned from scratch into a stylish, retro, record label GHQ.

He’s visibly proud of the place, situated a convenient hop away from his recording studio and a vinyl pressing plant. He’s been nurturing a plan for ages for “a new system in this age of invisible music” to give music fans “something tangible, something that isn’t disposable”, like a good vinyl record, which with this set-up “can be made and ready to go in 24 hours”. To prove the point, they’ve knocked out a super-limited edition of 150 copies of The Dead Weather’s first single, Hang You From The Heavens (b/w a cover of Gary Numan’s Are Friends Electric) for tonight’s guests, each individually hand-painted by band members.

We’re treated to a playback of the whole album – vinyl, natch – raw, bluesy, loud, uncompromising rock. White, Mosshart, Fertita and Lawrence listen along too, sitting together in a row on a black sofa, almost camouflaged in their black clothes, drinking, smoking, chatting now and then, grinning quite a bit and, in Jack’s case, occasionally air-drumming along.

The five songs they choose to play onstage – 60 Feet Tall; Hang You From The Heavens; So Far From Your Weapon; Treat Me Like Your Mother; New Pony – are even more impressive live. Mosshart sings lead on all of them. Jack leaves his drum set just once, to share the mic on So Far From Your Weapon. Afterwards the drinks keep flowing as MOJO joins the band in a back room to get the low-down on the new band, find out what will happen to the old bands, and see why White thinks his label can single-handedly save the ailing music industry. You can read it all in a future issue of MOJO magazine.

Listen to two tracks from The Dead Weather HERE!

http://www.thedeadweather.com/

buon ascolto!

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buzzandmusic said in 16 Marzo, 2009 at 16:27

caro Alien come dicevo Jack White e’ uno dei migliori artisti giovani del mondo…..e spero che anche voi siate d’accordo,ciauz

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buzzandmusic said in 16 Marzo, 2009 at 16:29

Grazie Melo ora leggo,salutiamoci tutti insieme appassionatamente:-)

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Alien on Acid said in 16 Marzo, 2009 at 20:51

Jah-wohl buzz, visto che mi pare b16, oggi abbia accennato a qualcosa che aveva a che fare con il Reggae, tiro dentro the King of Kings, H.I.M.(His Imperial Majesty) Haile Selassie e dunque, Jah Rastafari.

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buzzandmusic said in 16 Marzo, 2009 at 22:59

yeahhhhhhhhhhhhhhhhh

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B16 said in 17 Marzo, 2009 at 10:14

….ma alien ti piacciono anche i (commerciali) black uhuru???? ad amsterdam sono semi leggendari… ma il mio n.1 reggae dub oltre il sempiterno Bob è il geniale SCRATCH LEE PERRY… THE MAN WHO INTENTED THE DUB…!!!!

SCRATCH LEE PERRY
PANIC IN BABYLON TOUR
06-12-2004 Melkweg, Amsterdam.

Scratch Lee Perry è una leggenda vivente: ormai ultrasessantenne, non pare avere rinunciato alla sua sana dose di eccentricità, che lo accompagna ormai da anni.
Per essere precisi dai primi anni ’70 quando oltre a produrre Bob Marley inventò una straordinaria miscela sonora che mischiava il reggae con le ritmiche elettroniche: il titolo di King of Dub, è perciò più che meritato.
Anzi, non potrebbe appartenere a nessun’altro.
Perché quest’uomo incarna alla perfezione lo spirito libero e anticonformista della sua musica, il rilassamento sui movimenti del basso e delle percussioni, i piccoli riverberi della chitarra e soprattutto la voce, che con il proseguire del concerto assomiglia sempre più ad un mantra, vero centro d’attrazione del suono che ha creato.
Lee Perry è un uomo singolare, piccolo e bellissimo, con i capelli dorati, verdi e rossi (sole, sangue e erba della natia terra jamaicana) che si muove sul palco come si muoverebbe un ultrasessantenne (a meno che non si chiami Mick Jagger…): lentamente e in maniera piuttosto divertita.
Considerato che il pubblico ha mediamente un terzo dei suoi anni e pende direttamente dalla sua labbra, la cosa appare sempre più strana…
Arriva sul palco dopo una traccia introduttiva con in testa un copricapo di piume da nativo americano: lo sostituirà poco dopo con un cappello da baseball infarcito di orologi e specchietti retrovisori (e chissà quali altre chincaglierie), prima di autocelebrarsi indossando una corona durante gli ultimi brani dello show.
Il concerto è ritmicamente incredibile, posso dire di avere visto l’origine del dub interpretata dal suo inventore in modo eccezionale: pare che negli ultimi anni il livello dei suoi spettacoli abbia abbandonato l’abituale inconsistenza dovuta ad una vita di eccessi, per concedere sempre più spesso performance indimenticabili in grado di mostrare l’assoluto valore del suo interprete.
Un sabba rutilante, senza soluzione di continuità tra un brano e l’altro, con la sola voce di Lee Perry a fare da filo conduttore. Accompagnato magistralmente dagli assurdi White Belly Rats (tre bianchi scappati da un riformatorio dopo una condanna per spaccio…), il re si permette anche di prendere le distanze da chi causa terremoti mondiali… e di inneggiare come da copione a ganja e libertà (nell’ordine che preferite).
Dopo un’ora e mezza di concerto, un’improvvisa scomparsa nel bel mezzo del set (la voce continuava però ad arrivare dal backstage…) e un pubblico completamente fatto ed incantato, il bellissimo Scratch Lee chiude il concerto con poche parole di commiato, mentre la sua band inizia una sorta di jam session sul finale dell’ultimo brano.
“Keep it cool in Amsterdam!” dice l’amico Lee prima di salutare tutti, infilarsi la sua borsa a tracolla e scomparire velocemente dietro il palco, tra gli applausi generali e il pubblico tutto in piedi ad applaudire. D’altronde come non seguire il suo consiglio, come non prenderlo alla lettera…Indimenticabile!

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Alien on Acid said in 17 Marzo, 2009 at 11:22

Detto che probabilmente, se non ci fosse stato Marley, molti artisti Reggae non avrebbero avuto molta visibilità; inclusi Black Uhuru che, tra l’80 e l’81 su Island, hanno sfornato due capolavori d’album (Sinsemilla e Red). Commerciali? Non più di tanto, è Reggae Roots sulla scia di Marley.
Su Lee “Scratch” Perry B16, sfondi una porta aperta. Discograficamente, genio e sregolatezza; qualche disco in meno per raccattar dinero e oggi, avrebbe una discografia coi controfiocchi.

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B16 said in 17 Marzo, 2009 at 11:50

sinsemilla e red piacciono molto anche a me: i black uhuru li vidi live nel 2007 sempre qui ad amsterdam, ma andai al concerto fidandomi sulla parola, ricordando solo qualche singolo. beh, feci bene gran concerto e micheal rose alla voce come ai bei tempi: paradiso sold out e divertitissimo!

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Alien on Acid said in 17 Marzo, 2009 at 15:22

Bella recensione B16, un po’ d’anni fà lo vidi anch’io il Lee Perry dal vivo.
Oh, se volete apriamo un tavolo Reggae eh! 😉

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Alien on Acid said in 17 Marzo, 2009 at 15:24

Dan Auerbach: Keep It Hid è un gran bel disco!

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buzzandmusic said in 17 Marzo, 2009 at 16:14

io il reggae non lo “reggae” molto,a parte i classici,ma vada per il tavolo se volete,male che vada se fammo na magnata e na bevuta:-)

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Generale Lee said in 17 Marzo, 2009 at 16:48

…manco a farlo apposta buzz, pure a me il reggae non mi esalta….ma se si beve va bene anche il reggae……

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B16 said in 17 Marzo, 2009 at 16:49

…e anche un’altra cosa…IN JAH WE TRUST…

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B16 said in 17 Marzo, 2009 at 16:50

sto ascoltando molto i black keys in questi giorni e il cd di auerbach giunge a puntino..

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buzzandmusic said in 17 Marzo, 2009 at 17:15

si dan auerbach e del buon reggae con un cassa di birre gelate sono ok,senza cassa va bene lo stesso,anche senza bottiglie,ma la birra ci deve essere ah ah ah ah

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