“A promuovere questo album a pieni voti bastano canzoni come ‘VCR'”
il giudizio di indie-rock.it:
8/10
GENERE: elettronica, pop, new wave.
PROTAGONISTI: Romy Madley Croft (voce e chitarra); Oliver Sim (voce e basso); Baria Qureshi (chitarra e tastiere); Jamie Smith (ritmica e campionamenti).
SEGNI PARTICOLARI: in Inghilterra (dove praticamente ogni mese la stampa attribuisce al primo ragazzo con una chitarra in mano vestito con un look sufficientemente cool la nomina di ‘next big thing’) pare siano il gruppo di cui tutti debbano parlare al momento. I quattro ragazzi di Londra, cresciuti praticamente insieme dai tempi dell’asilo fino alla Elliott School (stessa scuola dalla quale è uscita gente come Burial, Four Tet e Hot Chip), sembra che di persona siano di poche parole e estremamente timidi. Così come timidamente e a poco poco il disco d’esordio si impadronisce del lettore cd, crescendo di volta in volta fino a che il suo ascolto diventa inevitabilmente una pratica a cui ricorrere più volte durante la giornata. Oltre che per l’ottimo primo album, si parla della band anche per la sua consuetudine alla coverizzazione, specialmente di brani r’n’b totalmente differenti rispetto al loro stile e appunto per questo maggiormente votate a rielaborazioni originali. Si pensi ad esempio a ‘Hot Like Fire‘ della mai dimenticata Aaliyah.
INGREDIENTI: risulta particolarmente difficile cercare di giungere alle origini delle influenze musicali degli XX. Come gli stessi protagonisti riportano sul loro MySpace, infatti, loro ascoltano da Aaliyah alle CocoRosie, da Rihanna ai Cure, da Missy Elliott ai Chromatics, dai Pixies a Mariah Carey e Justin Timberlake. E infatti, seppure gli arrangiamenti degli 11 brani che compongono l’album siano assimilabili al calderone dell’indie contemporaneo, molto forte è la propensione verso il catchy-pop e la sua facile fruizione grazie a linee melodiche semplici e facili da ricordare.
DENSITA’ DI QUALITA’: la voce di Oliver Smith (spesso monotona) e quella di Romy Madley Croft (a tratti apatica) trovano la perfetta combinazione nel loro alternarsi. Ed è proprio su questa alternanza che le canzoni degli XX sono costruite: un affannoso rincorrersi di voci tra una drum-machine incisiva, un basso spasmodico e chitarre limpide. Il primo singolo è ‘Crystalised‘, tra i brani più movimentati dell’intero lavoro: perfetto biglietto da visita del quartetto di Londra che racchiude appieno lo stato d’animo malinconico del gruppo senza però appianarsi su sonorità statiche, ma costruendo proprio su una ritmica vivace la sua sofferenza di base. A promuovere questo album a pieni voti (si badi, però, senza urlare ad un nuovo miracolo musicale) bastano canzoni come ‘VCR‘, a metà tra sonorità à la Jesus and Mary Chain e Velvet Underground,; ‘Shelter’, dove gli XX riescono a rendere sopportabili (e in questo caso anche meritevoli) certe timbriche chill-out combinandole ad altre elettro-pop/acustiche; ‘Heart Skipped A Beat‘, dove l’arte della commistione di generi senza mai strafare tipica delle CocoRosie (a cui questa canzone richiama più o meno in modo palese) è evidente e ‘Night Time‘ cantata dalla sola voce quasi sussurrata di Romy.
VELOCITA’: essere assestati in un umore di malinconia profonda e non dispiacersene affatto.
IL TESTO: “Things have gotten closer to the sun / And I’ve done things in small doses / So don’t think that I’m pushing you away / When you’re the one that I’ve kept closest“, da ‘Crystalised‘.
LA DICHIARAZIONE: Romy Madley Croft sull’origine del loro nome: “Io e Oliver eravamo seduti a scrivere con Word. E gli ho detto: ‘Mi piacciono le ‘x’, mi piacciono veramente le ‘x’. Ho semplicemente pensato che fossero piacevoli esteticamente. La ‘x’ è davvero un simbolo carino.”
per le mie orecchie è un bel disco, l’entusiasmo conta però vorrei dire una cosetta… negli XX io sento qualcosa in più, quel soffio o scintilla che per dire c’era l’anno scorso in oracular spectacular dei mgmt, anche se qui forse è più cristallina visto quanto è spogliato il suono. fatto sta che a questa storia della scintilla ci penso da un po’ ed alla fine è quella che fa la differenza tra un buon disco e qualcosa da cui ti risulterà molto difficile separarti… alcune scintille però durano poco…. altre no… songs of leonard cohen… unknown pleasures… splendono in eterno
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4 users responded in this post
…dal 14 agosto monopolizzano il mio lettore cd…
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azz,mi incuriosite,io oramai l’ho dato per bel disco eh eh eh ma non l’ho manco ascoltato,ciao ragazzi!
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per le mie orecchie è un bel disco, l’entusiasmo conta però vorrei dire una cosetta… negli XX io sento qualcosa in più, quel soffio o scintilla che per dire c’era l’anno scorso in oracular spectacular dei mgmt, anche se qui forse è più cristallina visto quanto è spogliato il suono. fatto sta che a questa storia della scintilla ci penso da un po’ ed alla fine è quella che fa la differenza tra un buon disco e qualcosa da cui ti risulterà molto difficile separarti… alcune scintille però durano poco…. altre no… songs of leonard cohen… unknown pleasures… splendono in eterno
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cavolo come fa inkakkiare la connessione lenta,manco su myspace o youtube riesco a sentirli,shit……….
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